Riapertura e riorganizzazione
Il campo di concentramento di Avezzano durante la Seconda Guerra Mondiale
Dalla riapertura all'armistizio
I lavori di riadattamento iniziarono nella primavera del 1941, quando le autorità militari decisero di riattivare il campo di concentramento di Avezzano, inutilizzato da tempo. L’intervento riguardò l’intero complesso: furono rimesse in funzione le baracche, potenziate le infrastrutture logistiche e sanitarie, e predisposti nuovi spazi per accogliere i prigionieri di guerra. Dopo quasi un anno di lavori, il campo fu ufficialmente riaperto verso la fine di febbraio del 1942. I primi detenuti – un gruppo di soldati indiani – arrivarono il 6 marzo, segnando l’inizio di una nuova fase della struttura.
Nel corso dei mesi successivi il numero degli internati aumentò rapidamente. Provenivano da diversi fronti di guerra e appartenevano a una varietà di eserciti alleati: britannici, sudafricani, neozelandesi, canadesi, francesi fedeli alla Francia Libera di De Gaulle, ciprioti, ma soprattutto militari di origine indiana, che divennero la componente predominante. Per questo motivo, nel giugno del 1942 il campo di Avezzano venne scelto per un’azione di propaganda da parte di ufficiali dell’esercito italiano accompagnati da esponenti scelti del nazionalismo indiano. Lo scopo era quello di reclutare soldati per creare un corpo di truppe indiane in funzione anti-britannica, il cosiddetto “Centro I”. Alla fine del 1942, la popolazione del campo superava le quattromila unità, oltrepassando la capienza massima prevista.
Questa nuova configurazione impose una profonda riorganizzazione della vita interna. Le autorità iniziarono a sperimentare forme di impiego esterno degli internati attraverso la creazione di distaccamenti di lavoro. Nella primavera del 1943 furono costituiti quattro gruppi, ognuno composto da una cinquantina di prigionieri, inviati in diversi punti del territorio marsicano e abruzzese. Due di questi reparti furono destinati ad attività agricole in favore delle imprese che gestivano i terreni dell’ex “Principato del Fucino”: uno operava ad Ortucchio, l’altro presso l’Azienda “Via Nova” di Avezzano. Un terzo gruppo fu impiegato in un’area boschiva nei pressi della frazione di Corvaro, per lavori di carico e scarico del legname a servizio di una ditta privata. Un quarto distaccamento, anch’esso agricolo, agiva probabilmente nelle campagne limitrofe al campo.
Il colpo decisivo alla struttura arrivò con l’armistizio dell’8 settembre 1943. La notizia generò caos e incertezza, e molti dei circa 3.500 internati – in larga parte indiani – riuscirono a fuggire.
Fonti:
- Absalom Roger, “A Strange Alliance. Aspects of escape and survival in Italy 1943-45”, Olschki, 1991 – Traduzione italiana “L’alleanza inattesa. Mondo contadino e prigionieri alleati in fuga in Italia (1943-1945)”, Pendagron, 2011.
- Cappellano Filippo, “Quando i prigionieri erano indiani…”, in «Storia militare», n. 270, 2016.
- Cipriani Clara Antonia, “Il Campo di concentramento di Avezzano. L’istituzione di un campo di prigionieri di guerra austro-ungarici e la nascita della Legione Romena d’Italia ad Avezzano” in «Avezzano, la Marsica e il circondario a cento anni dal sisma del 1915», Simonetta Ciranna e Patrizia Montuori, Consiglio Regionale dell’Abruzzo, 2015.
- Di Giovanni Francesca, Roselli Giuseppina (a cura di), “Inter arma caritas. L’ufficio informazioni vaticano per i prigionieri di guerra istituito da Pio XII (1939-1947)”, Collectanea Archivi Vaticani 52 – II, Documenti, Città del Vaticano, Archivio segreto vaticano, 2004.
- Di Sante Costantino, “I campi di concentramento in Abruzzo (1940-1944). Dall’internamento alla deportazione”, associazioni.milano.it.
- Di Sante Costantino (a cura di), “PG 91 – Avezzano”, scheda su alleatiinitalia.it .
- Insolvibile Isabella, “I prigionieri alleati in Italia 1940-1943”, Università degli studi del Molise, Dipartimento di economia, Dottorato di ricerca in Innovazione e Gestione delle Risorse Pubbliche, Curriculum “Scienze Umane, Storiche e della Formazione”, 2020.
- Maccallini Enzo, Losardo Lucio, “Prigionieri di guerra ad Avezzano: il campo di concentramento. Memorie da salvare”, Archeoclub d’Italia, Sezione della Marsica, 1996.
- Pizzuti Anna (a cura di), “Ebrei stranieri internati in Italia durante il periodo bellico”, www.annapizzuti.it
Cronologia degli eventi significativi
I momenti chiave del quartiere sorto nella zona dell’ex campo di concentramento di Avezzano.
Primavera 1941
Lavori
I lavori di riadattamento iniziarono nella primavera del 1941, quando le autorità militari decisero di riattivare il campo di concentramento di Avezzano.
Febbraio 1942
Riapertura
Dopo quasi un anno di lavori, il campo fu ufficialmente riaperto verso la fine di febbraio del 1942. I primi detenuti – un gruppo di soldati indiani – arrivarono il 6 marzo.
Primavera 1943
Prigionieri al lavoro
Le autorità iniziarono a sperimentare forme di impiego esterno degli internati attraverso la creazione di distaccamenti di lavoro. Nella primavera del 1943 furono costituiti quattro gruppi, inviati in diversi punti del territorio marsicano e abruzzese.
8 settembre 1943
Armistizio
APPROFONDIMENTI
In preparazione:
Fase di riapertura, vita nel campo
Movimenti da/per altri campi
Reparti arabi e indiani nell’esercito
Internamento Abruzzo e Marsica
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